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Manuali di sopravvivenza

Come sopravvivere senza internet

Il Manuale di Sopravvivenza di questo mese sarebbe dovuto essere “Come sopravvivere all’esame di Maturità “. Divertente, vero? Giusto per alleviare la tensione degli studenti. E invece… questo mese la tua cara RainbowSplash ha guardato in faccia il buio, l’abisso. E ci sono cose che ti cambiano profondamente… come 48 ore senza internet.
PROLOGO
Ore 15: mentre provo a mandare una mail mi accorgo che la luce sul modem è di un rosso inquietantissimo. Ma sono una persona pragmatica, quindi spengo e riaccendo il modem. Ma niente, la luce è ancora rossa. Mi dico di portare un po’ di pazienza, e intanto mi rendo conto che esiste il mondo esterno. E il mondo esterno è bellissimo e merita la mia attenzione.
Ore 16: mi sono già rotta del mondo esterno.
Ore 17: mentre guardavo il mondo esterno, mi accorgo che nel mio palazzo si stanno svolgendo dei lavori di ristrutturazione. Degli operai esperti stanno sventrando i muri. Mi assale il panico. E se avessero tranciato via qualche cavo del telefono per sbaglio?
CAPITOLO 1: L’ALBERO
Ormai convinta che la causa del disagio siano i cavi tranciati dai muratori, chiamo l’apposito call center del mio operatore telefonico. Hai presente quella voce registrata dei call center che ti dice “Per conoscere le nostre offerte digita 1, per segnalare un problema digita 2, per chiedere un supporto psicologico visto che non ti ricordi i numeri da digitare digita 3, ecc”? Si chiama menù ad albero, e l’ho scoperto grazie a questa fantastica esperienza. Pensa, se non fosse andata in panne la mia linea telefonica non lo avrei mai saputo. E si chiama menù ad albero perchè nel tentativo di capire quale tasto premere, regredisci al livello scimmia della scala evolutiva. Durante la prima telefonata non riesco a parlare con un operatore, ma una voce registrata mi rassicura “Abbiamo ricevuto la tua segnalazione ed interverremo al più presto”. Che tu sia dannata, voce registrata bugiarda.
CAPITOLO 2: KATIA
Siccome non mi fido delle voci registrate, faccio una seconda telefonata, e mi risponde la gentilissima Katia. Ascolta il mio problema, e mi rassicura: la voce registrata aveva ragione. Hanno già preso in carico la mia segnalazione, nulla di cui preoccuparsi. Entro poche ore tutto tornerà alla normalità. Quella sera, non avendo niente di meglio da fare, mi metto a letto alle 22, cosa che non accadeva dai tempi delle elementari.
CAPITOLO 3: 18 ORE SENZA INTERNET
Mi sveglio la mattina seguente, e la luce rossa sul modem è ancora lì, tipo l’HAL 9000. Mi dico di avere pazienza. Faccio colazione e scopro l’esistenza di una valanga di libri che devo ancora leggere. Una volta finita l’edizione integrale de “Alla ricerca del tempo perduto”, quando mi rendo conto che la luce rossa è ancora li, mi prende il panico. Ormai odio indistintamente gli operai, a cui ho dato la colpa di questo disastro.
CAPITOLO 4: CLAUDIA
Richiamo il call center, ormai sono più di 24 ore che sono senza internet. Segnalo la presenza di operai nel mio palazzo, ma la dolcissima Claudia mi rassicura “Ma nooooo, guardi, ora noi controlliamo se c’è un’interruzione sulla linea nazionale, poi su quella locale. Di solito il problema è quello. Solo UNA VOLTA SU UN MILIONE il problema è a casa del cliente”. A quel punto capisco di essere fregata. Se è una cosa rarissima che capita una volta su un milione, è di sicuro il mio caso. Intanto anche la linea dati del cellulare inizia a dare problemi, a malapena riesco a rispondere ai messaggi su Whatsapp, durante le chiamate la linea è disturbata, nel corridoio di casa intravedo un bambino sul triciclo e due gemelle inquietanti. Durante la sera rigioco l’intera saga del Professor Layton per ammazzare il tempo, tanto che ad un certo punto il gentiluomo di Londra mi dice “Stai risolvendo centinaia di enigmi, ma il tuo enigma sul modem è ancora irrisolto”. Ma questa potrebbe anche essere stata un’altra allucinazione, ormai i confini della realtà appaiono sfumati.
CAPITOLO 5: MANUELA
Mi sveglio la mattina successiva, e la luce è ancora rossa. Ormai disperata richiamo il call center, ma stavolta so che sarà la volta giusta. A rispondermi è Manuela, e quando le dico “Sono senza internet da quasi 48 ore”, la sento restare senza fiato. Riesco a percepire la sua disperazione. “Oddio, ma è gravissimo! io….io…Risolviamo subito!”. Si è messa nei miei panni, probabilmente sta immaginando sé stessa senza internet. Mi capisce. Subito dopo, però, mi chiede “Mi dà il codice del guasto?”. E scopro che dovrei averne ricevuto uno, quando ho segnalato il problema. Invece nessun codice. Perché la mia segnalazione non è mai stata presa in carico. Fino a questo momento, nessuno sapeva di me, come nei migliori film horror. Le gemelle inquietanti mi salutano dal corridoio. Manuela mi dà il codice del guasto, e mi dice che verrò contattata al più presto da un operatore. Ma ormai ho perso le speranze.
CAPITOLO 6: IL TECNICO
Dopo circa quattro ore, ricevo una telefonata dal tecnico. “Abbiamo sistemato, ora dovrebbe funzionare”. Ed è vero, ora la luce sul modem è verde, il mondo esterno ha smesso di esistere, le gemelle sono sparite. “Ma cosa era successo?” chiedo, aspettandomi racconti mirabolanti di problemi tecnici inimmaginabili e indicibili. “Ah, le avevano staccato la linea per sbaglio, mica lo so perché”. E riattacca, lasciandomi piena di domande e imprecazioni. Soprattutto imprecazioni. E anche delle scuse, che devo agli operai del mio palazzo per averli incolpati ingiustamente.
CAPITOLO 7: EPILOGO
Vorrei che questa storia avesse una morale, qualcosa del tipo “Si vive benissimo anche senza internet, anzi.. dovremmo rinunciare a questo strumento, che ci sta schiavizzando”. Ma l’unica cosa che mi sento di dirti è: quando torni a casa, dai una carezza al tuo modem. E digli che è una carezza da parte di RainbowSplash, che è sopravvissuta per 48 ore senza internet.

15 commenti

  • Valentina

    Il tuo post mi ha fatto ridere moltissimo, fantastico il richiamo a Shining con le gemelline. Io quando è successo ho comprato una chiavetta USB e ho continuato così. Ti capisco benissimo.

  • sowmyasofia

    Caspita sto ridendo come una matta. Ho anche riletto il pezzo ad alta voce, facendo la vocina del call center, del disco registrato e ho immaginato le gemelle che ti salutavano dal corridoio. 🙂

  • hashtagmamme

    Davvero divertente il tuo articolo! É vero se siamo senza internet ci sentiamo persi… É una vera dipendenza. Ogni tanto dovremmo disintossicarci!

  • nicolettaci

    Ahahahahahahahah!!!! Una volta è capitato anche a me… con il pc mi sono agganciata alla rete del teleono… ma si sa… i GB fanno presto ad andarsene!!!! Comunque… ci ridiamo e scherziamo… ma è veramente triste vedere come dipendiamo tutti, chi per lavoro come noi, chi per svago, a un cavo e a una scatolina che “ci portano a casa” un mondo intero!

  • Anna

    io solitamente in estate riesco a sopravvivere senza internte per un mese…… ho una casetta in affitto i un parco dove non ci sono negozi ne connessioni e altre modernità…..

  • Rossana G. (@RossanaMelbaRed)

    A me è capitato più volte che per lavori sulle linee, internet andasse in down per svariate ore e per quanto io sia capacissima di farne a meno, per quanto riguarda il lavoro e la gestione di una attività che prevede eseguire quotidianamente delle azioni che viaggiano via web, mi ha creato non pochi disagi. Ho accarezzato il modem, sappilo… 🙂

  • Mary Pacileo

    ormai è diventata una necessità alle volte anche troppo soffocante anche per chi abbiamo attorno, però senza non possiamo stare. interessante questo tuo post

  • Erika Scheggia

    Questo tuo articolo mi ha fatto fare tante risate e mi ha fatto ricordare tutti i mai una gioia vissuti tra liceo e università. Nel periodo in cui stavo scrivendo la tesina di maturità, mi si è rotto il pc. Ho dovuto chiederne in prestito un’altro ad un amico. Non avevo internet a casa e dovevo andare in biblioteca per connettermi. Durante l’università, mi è successa la stessa cosa per la scrittura della tesi del terzo anno. Se non è sfiga questa. Se poi si aggiungono tutte le volte in cui, a causa del maltempo, la linea internet è morta e io sono entrata nel panico perché non riuscivo a fare quello che dovevo. Ma come facevano una volta quando non esistevano i social e internet?

  • Vanessa

    Davvero divertente la chiave in cui hai raccontato di un fatto ormai quotidiano. Vivere senza internet nn è evidente oggi. Complimenti a te! Sicuramente è stato disintossicante.

  • thesprintsisters

    hahahahah piacevole il tuo racconto, ma a volte senza internet (anche per noi che viviamo di pane e web) si può vivere. Spesso per colpa di internet non ci accorgiamo più di chi abbiamo accanto e del mondo vero e reale che ci circonda.
    Blery&Ily

  • sheila

    da me internet è solo su smartphone, per fortuna abbiamo tutti gestori diversi quindi in caso di necessità ci colleghiamo a uno o all’altro

  • amalia Occhiati

    Tante volte ho pensato a come facevamo prima senza internet, eppure siamo sopravissuti. Ora siamo troppo abituati con questa tecnologia ma se ci venissero tolti si vivrebbe lo stesso e forse anche meglio. Siamo diventati schiavi della tecnologia e io sono la loro prima schiava

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