Life Abroad

Life Abroad: L’effetto Nostalgia

L’immaginario collettivo vuole che l’espatriato in terra straniera sia sempre felice. Ha trovato il segreto dell’acqua calda e non ha nessuna difficoltà di sorta. Dopotutto i problemi non esistono per chi ha scelto di abbandonare la propria terra e i propri affetti. Anzi, sicuramente lo hanno fatto volentieri, in pace con se stessi e il cuore leggero. E guai a lamentarsi! Hai nostalgia? Ti senti depresso? Sei infelice? Eh ma l’hai voluto tu. Tu ti sei trasferito. Tu hai scelto questa vita lontano da tutti e tutto.

I sacrifici non li vedo nessuno. Tutto quello che passi i primi mesi tra problemi burocratici, coinquilini che se ne approfittano; case che sembrano topaie, lavori stressanti, gli altri rimasti a casa non ne vogliono sentire parlare. Tu sei il sogno americano. Sei quello che ce l’ha fatta, che ha preparato i bagagli e se n’e andato. Quello che c’è dietro, il magone nel dover lasciare casa tua, i tuoi affetti, la tua famiglia, auto, viaggi, fogli di giornale…  non lo calcola nessuno.

La Nostalgia è una gabbia invisibile

Proprio perché nessuno può vederla e non ti viene neanche dato la possibilità di esprimerla che tutti ti si scagliano addosso, questa nostalgia canaglia i primi mesi ti attanaglia. Inizi a cercare in tutti modi di non pensarci eppure quando torni a casa, magari dopo una giornata stancante a lavoro, due ore di treno e finalmente arrivi a casa, ti rendi conto di quanto tu sia solo. Ti manca la tv accesa del salotto mentre papà e mamma guardano i quiz prima della cena; il profumo di cucinato che si sente non appena entri. Ti manca l’abbraccio della tua migliore amica quando sei giù di morale.

Soprattutto sai che ti stai perdendo la vita che scorre a casa, inesorabile, come sempre. A chilometri di distanza non riuscirei a vedere la crescita della cugina più piccola; la nascita di tuo nipote, non ci sarai ai compleanni, Pasqua, Natale. Ti perderei le cene della domenica in famiglia, le serate con gli amici il sabato sera. E il tempo passa e sai che ogni mese, ogni anno, è uno in meno per i tuoi nonni o genitori. Vivi con la paura che una telefonata nel cuore della notte porti con sé un magone troppo grande che distrugga quella gabbia invisibile. 

Io stessa sono stata vittima della nostalgia; alle volte lo sono ancora. I primi mesi è terribile e ti verrebbe di mollare tutto. Sarebbe la scelta più facile ma e sempre bene chiedersi se e anche quella più giusta per sé. Purtroppo bisogna avere un po’ di egoismo e amore nei propri confronti per decidere di rimanere e lottare. 
I primi a mancarti sono i tuoi genitori; i primi a vedere tutti i sacrifici che stai facendo, coloro che cercano di supportarti a distanza anche quando vorrebbero aiutarti in tutti i modi e non possono. Sanno che ormai non ti proteggeranno più dal mondo e questo non spaventa solo te ma anche loro, forse soprattutto loro che ti hanno lasciato andare. Hanno scelto di farti assaggiare, respirare a pieni polmoni la vita. 

Come combattere l’effetto nostalgia

Viverlo 
Lo so, è difficile, ma la nostalgia e una di quelle fasi che se la sopprimi, diventa solo peggio e può manifestarsi in un secondo momento sotto forma di depressione o peggio. La cosa migliore da fare è andargli incontro e farsi avvolgere da quel sentimento, senza ribellarsi. 

Usando la tecnologia
La nostra è una generazione privilegiata. L’avvento di internet ha cambiato moltissime cose ma anche annullato le distanze e tra chat, video chiamate e foto da poter condividere all’istante, ci aiuta ad essere un po’ più presenti nelle vite altrui, anche se non fisicamente. 

Tornando a casa
Programmate un viaggio almeno una volta l’anno per tornare nel proprio paese e poter riabbracciare tutti. Sicuramente le prime volte tornerete a casa con ogni scusa possibile e sarà estremamente difficile dover dire nuovamente addio e tornare all’estero. Con il tempo però riuscirete a risalire sull’aereo con più leggerezza e consapevolezza che l’anno prossimo sarete di ritorno. 

Esprimerlo 
Badate che non si tratta di lamentarsi ma piuttosto di far sapere ai vostri cari che vi mancano. Buttatela fuori questa nostalgia, anche se cambierà poco, sarà liberatorio riuscire ad esprimersi senza che qualcuno vi chieda di smetterla di lamentarvi. E soprattutto potrete avere la sorpresa che qualcuno venga a trovarvi proprio per eliminare le distanze o seguirvi! 

Trovando persone che ti comprendano, disposte ad ascoltarti, magari qualcuno che è già passato dalla stessa situazione e può aiutare in maniera concreta. Fare nuove conoscenze sicuramente diventa un toccasana per abbattere la solitudine. Persino rendere la nuova abitazione più tua con qualche foto o una disposizione simile a quella della propria camera in Italia, avrà l’effetto casa che ci farà sentire in un ambiente familiare. 

La mia esperienza

Edulcorare la pillola non serve a nulla. Siamo la generazione che ha scelto di partire per avere una vita migliore. Quelli che viaggiano per scoprire il mondo e trovare il proprio posto in questo pianeta vastissimo. Partiamo per trovare noi stessi e all’inizio di questa avventura le domande in testa sono tantissime.  

La paura di non sapere quanto durerà l’idillio; quanto durerete voi in un paese straniero. Avevo la testa piena di storie di ragazzi espatriati in Inghilterra che rientravano dopo pochi mesi dal biglietto di andata. Sapevo di non voler essere l’ennesima storia, l’ennesimo fallimento. Perché ti fanno sentire tale quando non ce la fai e torni a casa. Diventa quasi uno stigma che non ti togli addosso, soprattutto per chi all’estero è rimasto. Ammetto che anche io sono caduta in questo stereotipo dando del debole e fallito a chi dopo pochi mesi tornava a casa. Col tempo ho capito che ci vuole tanto coraggio non solo per partire ma anche per tornare o restare. Ognuno fa le sue scelte e ci sono sempre dei motivi dietro. 

Ricordo che i miei genitori mi vennero a trovare dopo quattro mesi che ero salita. Pochi giorni che mi avevano resa felice. Mi mancavano come non mi erano mai mancati e averli vicini mi dava una stabilita che non avevo ancora trovato. Il mio primo viaggio di ritorno e stato dopo otto mesi dal mio trasferimento. Ero di nuovo a casa e tutto sembrava immutato. Non me ne capacitavo ma allo stesso tempo non so cosa mi aspettassi davvero. Quali cambiamenti esponenziali volessi trovare. Sapevo solo che il viaggio di ritorno per il Regno Unito era stato tutto un pianto. E per anni la cosa non è cambiata. Neanche quando a partire erano i miei genitori, anche se loro magari non se lo aspettavano. 

Senza contare che le feste erano la parte più dura da affrontare. Durante il mese di Dicembre difficilmente ti permettono di prendere ferie e quindi di scendere, spesso e volentieri, non se ne parla. Il primo Natale fa schifo. Soprattutto se sei arrivato da poco e non importa che tu abbia accanto quel collega di lavoro con cui ti trovi bene o i coinquilini. L’atmosfera non sarà mai paragonabile a quella di casa. Vedere su Skype i propri parenti tutti assieme renderà l’esperienza solo più traumatica. 

La parte più difficile si vive quando un lutto ti colpisce in pieno volto. A volte non sapere le cose fino all’inesorabile giorno in cui qualcuno ti darà la triste notizia diventa rabbia e gratitudine. Rabbia perchè non hai potuto fare nulla; tornare al paese e aspettare non avrebbe aiutato nessuno. Gratitudine perchè ti sembra che il peso da portare sia stato molto più leggero di chi giù è rimasto. 

La nostalgia cambia negli anni 

Il tempo allevia tutto. Sarà proprio il passare inesorabile dei mesi, le nuove conoscenze, il crearsi una piccola famiglia multiculturale a rendere le cose migliori. Diverranno il tuo sistema di supporto.
Le feste comandate saranno diverse, si creeranno nuove tradizioni. I compleanni diventano cene in compagnia e sorprese dagli amici. Pasqua perderà la propria importanza e i giorni saranno sempre più sereni. 

Eppure a volte un vuoto incolmabile si farà strada nel tuo cuore e metterà tutto in discussione. Bisogna fare pace con sé stessi. Capire che le cose accadranno comunque e che le perdite di questi avvenimenti, nel bene e nel male, non si perdono a senso unico. La nostalgia è da ambo le parti; le recriminazioni di non esserci sono anche della famiglia che ti ha lasciato andare. Quindi la cosa più importante è scendere a patti con la situazione, abbracciare la nostalgia e conviverci.

Anno dopo anno quella gabbia invisibile, si allarga; apre le sue porte pronta a lasciarti andare e vivere più serenamente. Ci saranno ancora quei giorni in cui irrimediabilmente avrai bisogno di accucciartici dentro e dobbiamo capire che va bene non sentirsi bene. L’importante è prendersi il proprio tempo e ricominciare. Più forti di prima, con qualche centimetro in più in quella gabbia aperta. 

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Lost Wanderer

lostwanderer.it

veronica

Lost Wanderer

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Siciliana di nascita; ex-studentessa di Lingue al Liceo, all'università ho scelto Scienze della Comunicazione. MI sono trasferita all'estero subito dopo la Laurea e, adesso, son quattro anni che sono espatriata, prima a Londra e adesso a Cardiff e finalmente inizio a sentirmi a casa. Amo il sole, il mare, la primavera, i fiori e soprattutto il Natale. Oh, e i biglietti aerei economici, quelli sono DAVVERO, la mia cosa preferita. Sono una sognatrice; mi piace scrivere da sempre: sui banchi di scuola ho cerato le mie storie fantasy migliori che non hanno, e non avranno mai, visto la luce, più perché ho dimenticato dove siano tutte quelle pagine che per altro. Spesso penso che sia nata nel secolo sbagliato; gli anni '90 mi mancano molto a livello di contatto umano ma so che ormai non riuscirei fare a meno della tecnologia. Sono una viaggiatrice; figlia del mio segno zodiacale, il Sagittario, ho bisogno di spiccare il volo e vedere quanta più porzione di mondo mi sia concessa. Mi piace esplorare posti nuovi, perdermi per le strade, assaggiare nuovi sapori, sentire nuovi odori e perché no cercare di carpire parole da lingue a me sconosciute.

40 commenti

  • Claudia

    Questo articolo mi ha toccato nel profondo. Ho provato tutto quello che hai descritto, quel morso alla gola alla fine di una chiamata Skype, i saluti all’aeroporto, quante lacrime versate nella mia stanza o sull’aereo… Ogni volta mi chiedevo se al mio ritorno fossero ancora tutti “qua”.. I peggiori gli Skype durante le festività o i pranzi in famiglia. Questa nostalgia si può comprendere solo se si prova sulla propria pelle. Probabilmente hai ragione che si dovrebbe esternarla ma non l’ho mai fatto per proteggere chi amo e ho lasciato a casa. Questa nostalgia mi ha colpito più che nelle esperienze di vita in Spagna ( da dove riuscivo a ritornare spesso) nel periodo in cui ho vissuto in Argentina. Mi sentivo sola dall’altro capo del Mondo in un ambiente profondamente differente dal nostro e non mi ero neanche accorta che avevo creato come una bolla attorno a me (per autotutelarmi probabilmente) che è stata scoppiata all’arrivo della mia migliore amica, unica visita che ho ricevuto in tutto il periodo. Ecco li mi si sono aperti gli occhi ed ho scoperto quanto diavolo mi mancasse casa. Ma proprio nel momento di maggiore sconforto si trovano dentro di se forze che non si pensano di avere e si riesce a vivere la propria vita ” a pieni polmoni” (un’espressione verissima)

    • Veronica

      Grazie per aver condiviso la tua storia e sono d’accordissimo che proprio nei momenti più bui, trovi una forza che non credevi d’avere che continua a farti lottare.

  • Nicoletta C.

    Immagino che la nostalgia di casa sia la tortura più grande quando si parte per andare a vivere in un altro Paese. Ma proprio per questo ammiro tantissimo chi ha il coraggio di fare questa scelta!

  • Valentina

    Non mi sono mai trasferita all’estero e quando ho lasciato casa è stato solo per un viaggio. Quindi non posso parlare di un’esperienza che non ho vissuto. Posso dire però che quando sono via mi mancano le mie cose, la mia stanza, i miei oggetti, i miei genitori. Posso capirti benissimo. Meno male però che ci si raggiunge con la tecnologia in ogni parte del mondo.

  • Una Gallina a Milano

    Lo so, non è la stessa cosa, ma nel mio piccolo ho provato anche io la stessa sensazione. Sono rimasta in Italia, ma mi sono trasferita a 100 chilometri da casa. Un’inezia, direte voi, e giustamente, eppure è abbastanza per farti sentire come se ti mancasse qualcosa. Passo mesi senza tornare alla mia città natale, alle sue vie, bar e negozietti. Senza vedere zii e parenti, che abitano tutti vicini e possono decidere anche all’ultimo di trovarsi una sera per un caffè. Col tempo la nostalgia diminuisce, forse, ma rimane…

  • gaia

    Vivere all’estero non è facile o almeno penso dovrebbe essere una scelta. Io sono di Cagliari e purtroppo tanti miei amici l’hanno dovuto fare per esigenza, anche contro voglia… Non è una scelta semplice, capisco di che parli.

  • sara

    che belle parole…io non ho mai vissuto all’estero ma una mia vecchia amica ha praticamente girato il mondo e ormai non torna più a casa, se non una volta all’anno…

  • Francesco Di Maria

    Stavo già per commentarti sul “Sapevo di non voler essere l’ennesima storia, l’ennesimo fallimento.” fortunatamente hai corretto il tiro più avanti. Io sono stato 6 mesi a Milano per uno stage lavorativo, e subito dopo sono partito per 6 mesi a Cardiff con l’idea di migliorare la lingua e poi vedere come si sarebbe evoluto il tutto. Dopo qualche studio e qualche lavoretto o deciso di tornare perché non mi piace la sensazione di vivere, lavorare – per quanto abbia amato Cardiff – con un’indomani trovarmi nulla in mano come una casa mia ma sempre in affitto.

    Sono scelte e pensieri che ognuno ha e fa le sue considerazioni. Ho amici che disprezzano la propria terra e non tornerebbero mai. Chi invece parte e da lì dopo qualche mese o anni torna perché: casa e casa. Sono scelte, non vanno giudicate mai perché nessuno, tranne noi stessi, sanno il vero motivo per cui si parte (svago, lavoro, ricominciare o migliorare la lingua). Non è mai un fallimento, mai. Ci si può sentire falliti, quello sì, ma poi metabolizzando ci si rende conto di come quelle poche settimane, mesi o anni, abbiamo fortificato la nostra persona, la nostra conoscenza e la nostra consapevolezza.

    • Veronica

      Ciao Francesco, come avrai letto anche dall’articolo, non mi sono permessa di giudicare nessuno, anzi. Negli anni ho cambiato la mia visione e ho specificato che ognuno fa le sue scelte e che non è un fallimento il tornare a casa. Sicuramente io non tornerei ma capisco chi lo fa. E capisco anche che tutto diventa esperienza dalla quale poter imparare.

  • Dani

    Non ho mai provato questa nostalgia perchè non mi sono mai trasferita all’estero, ma credo di capirla, non è facile staccarsi dalla propria casa e dai propri affetti.

  • Maria Domenica Depalo

    Spesso non ci rendiamo conto fino in fondo quanto possa essere difficile partire e lasciare dietro i propri cari. Ho molti amici che si sono trasferiti all’estero e, nonostante tutte le più svariate tecnologie per sentire i propri cari, la loro nostalgia di casa è forte e papabile come anche quella di chi è rimasto per chi è partito. E ogni volta il saluto è una piccola ferita nel cuore.
    Maria Domenica

  • Francesca

    Hai ragione. Per ora non ho vissuto all’estero per lunghi periodi ma quando meno te lo aspetti la nostalgia è lì pronta a colpirti e non è sempre facile gestirla… L’unica soluzione è dire alle persone che amiamo quello che proviamo, sentendole un po’ più vicine già solo così!

    • Sara Chandana

      Credo ci voglia coraggio sia per partire che per restare. In ogni modo si segue la propria voce interiore (si spera) e, in ogni caso, si va incontro a delle rinunce. Sei stata, e sei, molto coraggiosa! Sicuramente trasferirsi in una terra straniera implica un impiego di sforzi ed energie notevoli.

  • Rossella

    Condivido appieno tutto quello che dici e i modi per affrontare la nostalgia. In particolare quello di vivere questo sentimento (così come quando sei triste o delusa)… lasciar passare i giorni fino a che il tempo non riesca poco alla volta a curare. E poi quello di parlare: è fondamentale non chiudersi in se stessi, tenendo tutto dentro. A volte solo raccontare a qualcuno quello che si prova alleggerisce il peso.

  • raffigarofalo

    Grazie di avere scritto questo post. Sono la mamma di un futuro universitario e molto probabilmente di un futuro expat. QUesto post mi servirà per aiutarlo a distanza, semmai dovessi accorgermi che è in difficoltà. Grazie

    • Veronica

      Raffi ti invio un grandissimo abbraccio nel caso diventassi un genitore di figlio expat perchè ci vuole coraggio anche dalla tua parte nel lasciarlo andare.

  • Hang Around The World

    Vivere all’estero lontano dalla propria casa e i propri effetti non è facile ammettiamolo… Sono scelte che si fanno e tornare indietro è possible se la nostalgia è molta però la si può abbattere come hai ben scritto tu – Paolo

  • Francesca

    Post molto intenso, mi è piaciuto molto leggerti! Mi sono ritrovata a tratti, anche se io sono stata all’estero solo per pochi mesi, con la certezza che poi sarei tornata a casa. Hai una grande forza, brava! Anche se ciò che più mi commuove è la forza dei genitori, che lasciano andare anche quando vorrebbero stringere sempre a sé i figli 🙂

  • Simona

    In effetti è vero si pensa sempre che la scelta non è stata imposta e che quindi non c’è lamentela che regga. A me questo capita anche in altri ambiti, lavoro, relazioni, amicizie. Tutto. Non si può mai lasciare libero sfogo ai pensieri senza sentirsi dire: nessuno ti ha puntato una pistola alla testa. Ma che razza di ragionamento è!?!?!?!

    • Veronica

      Verissimo, non sai quante volte mi è stato detto “hai voluto la bicicletta, ora pedala”. Come a dire che visto che hai fatto una scelta, non puoi tornare indietro né lamentarti. Spesso sono le stesse persone che ti invidiano perché loro non hanno mai avuto il coraggio di fare qualcosa.

  • Fabiana

    Bellissima riflessione. Ho vissuto sei mesi in Portogallo, da cui non sarei mai tornata, e altri sei in Australia. Lì invece la nostalgia ha bussato. Ho sempre pensato di voler lavorare all’estero, e quando l’occasione si è presentata mi sono detta: ho un buon lavoro, ho comunque la possibilità di viaggiare, non sono pronta a rivivere momenti di nostalgia. Grazie per averne parlato!

  • Katja

    Gli attachi di nostalgia mi sono sempre venuti in Germania ma non li ho mai avuto così forti in Irlanda: forse perché in quest’ultima mi sono sentita subito a casa. I miei trucchi in caso di forte nostalgia? Andare nel quartiere turco di turno e passeggiare lentamente, respirandone gli odori: mia madre è calabrese e al mercato ho sentito gli stessi odori (tipici dell’area mediterranea) e questo mi faceva stare un pò meglio.

    Le feste non mi sono mai pesate tantissimo, anzi, i più bei festeggiamenti di compleanno, Natale e Pasqua (e anche qualche ferragosto) li ho avuti all’estero oppure mentre facevo le stagioni. Ho veramente dei bellissimi ricordi che ora, a distanza di tempo, mi mancano tanto.

    • Veronica

      Bellissimo il tuo trucco di cercare gli odori di casa. Per me succede quando vedo il mare di Barry o la baia a Cardiff, ovunque ci sia acqua mi ricorda le mie radici.

  • Sara

    Certo che deve essere veramente difficile. Altro che “trovare l’America”, sono sacrifici, solitudine e tanta lontananza. Avendo tutti i miei parenti più cari in Belgio (quelli rimasti, visto che i miei nonni non ci sono più) spesso ho sentito anche io la stessa sensazione, ed è per questo che, nonostante il desiderio di mio marito di andare a fare fortuna altrove nel mondo, io proprio non ce la faccio. I parenti in Belgio, dove torno ogni anno, i miei genitori in Italia, e poi? No io per ora non me la sento e il tuo articolo me l’ha fatto capire ancora più chiaramente.

    • Veronica

      Sicuramente non é facile, te lo posso assicurare. Allo stesso tempo ti dico di buttarti. Tornare indietro puoi farlo, rimanere però con il rimpianto di non averci provato… sei sicura di riuscire a conviverci?

      • Silvia Faenza

        Io vivo l’altra parte, ossia mia sorella è stata prima negli Stati Uniti, poi nelle Marche e infine a Firenze. Quando era negli States è stata più dura per entrambe per via degli orari diversi, chiamarla di sera quando da lei era giorno. Sentivamo entrambe tanta nostalgia. Da quando sta in Italia anche se ci dividono 8 ore di macchina, la nostalgia c’è ma di meno.Poi ho mio cognato in Germania da tanto tempo, ma spesso lui sente nostalgia e quando parliamo al telefono avverto che gli manchiamo anche se sono quasi 20 anni che vive in Germania.

  • Daniela Mei - A ciascuno la propria Grecia

    Complimenti, scrivi molto bene ed è stato bello leggere la tua esperienza ed i modi in cui sei riuscita e riesci a superare le difficoltà, fermo restando che la nostalgia e la mancanza non sono necessariamente sempre aspetti solo negativi, servono per conoscerci meglio e per crescere. In bocca al lupo e avanti così!!

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