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Life Abroad

Life Abroad: It’s Christmas Time

Quando ero bambina Natale era la festa che attendevo più con ansia, dopo il mio compleanno ovviamente. C’era l’albero addobbato a festa, il presepe che prendeva praticamente una parete del salotto di mia nonna, c’era la tavola imbandita che non riusciva a contenere tutti, tanto che alcuni mangiavano in cucina; i giochi di carte fino a tardi, le chiacchiere, le voci degli adulti che si alzavano ogni volta che si beveva un po’ di più; le risate, le canzoni a squarciagola; il cartone animato, che era lo stesso ogni anno; “Mamma ho perso l’aereo”, il pandoro perché il panettone ha i canditi e non lo mangiava nessuno; il calore della famiglia, ed infine i regali che venivano aperti rigorosamente allo scoccare della mezzanotte tra il 24 e il 25 perché mica si poteva aspettare la mattina dopo per vedere cosa avesse portato Babbo Natale quell’anno.
Era tutto così bello, eravamo tantissimi e poi… si sa, si cresce; il collante della famiglia viene a mancare, i parenti diventano serpenti ed ogni anno a quel tavolo si è sempre di meno. Succede, è la vita e si può andare solo avanti. La gente litiga, fa pace ed ogni anno è una montagna russa per sapere la lista degli invitati e scegliere a casa di chi tenere la festa. Il calore delle persone che si amano pero non cambia, cambi tu e la percezione nel vedere come si svolgono le cose; noti i dettagli, scopri che i regali sono comprati e non portati giù per il camino che in realtà non è mai stato in funzione perché finto; impari a dare una mano, a fare quello sforzo in più per rendere la festa magica per il più piccolo dei cugini che ancora  crede ancora a tutta la magia natalizia.
Cresci e impari che il Natale è godersi le partite a carte a casa degli amici in prossimità del 25, che non puoi fare a meno di mandare il messaggio di auguri a tutta la famiglia; che non appena scocca la mezzanotte, apre i regali e saluti tutti perché uno dei tuoi amici è venuto a prenderti e vai fuori a bere una cosa con loro, abbandonando tutti e tornando per ora di colazione della mattina dopo.
E poi parti. Niente albero in casa, niente amici che ti vengono a prendere, nessuno che fa quel sontuoso pranzo di Natale made in sud con mille portate che ti siedi a mangiare alle 12:30 e forse, se sei fortunato, riesci ad alzarti alle 16:00, sempre che non ti offrano il goccettino di grappa, e una fetta di pandoro e la frutta secca e… a quel punto rinunci e rimani seduto che tanto una volta sbarazzata la tavola si inizia a giocare a tombola!
Nulla di tutto quello che ricordi si avvera. Ci sei tu e lo schermo di un pc: Skype aperto mentre cerchi di stare al passo con la cena della vigilia della tua famiglia, mentre cerchi una parvenza di tradizione in quel piatto di tortellini in brodo che ti sei preparato. Ma le conversazioni a casa tua, a chilometri di distanza, si accavallano e tu non riesci a stare al passo; la connessione non è buona e alla fine chiudi la chiamata e piangi. Piangi per disperazione, per solitudine, per nostalgia, perché la tua festa preferita è improvvisamente diventato il giorno più brutto dell’anno appena passato.
Ma le cose cambiano una volta che ti integri nella tua nuova vita, in una città che è ancora da esplorare; ti fai degli amici e mentre i mesi passano, il 25 Dicembre si avvicina di nuovo.
Londra si blocca per un giorno, tutto rimane chiuso, persino la metropolitana e allora riunisci gli amici rimasti soli come te, prendi l’ultima metro del 24 e, con sacco a pelo e borsa con vestiti di ricambio e occorrente, ti prepari a passare la notte a casa di qualcuno che mette a disposizione casa. Cucinate insieme, giocate, cantate, vi scambiate dei pensierini e… magari non sarà l’atmosfera di casa ma è sicuramente meglio di quello che ti aspettavi. E più gli anni passano, più Natale ha acquisito nuove tradizioni con una nuova famiglia.
Le feste si passano a casa mia e del mio fidanzato, l’albero diventa sempre più pieno ogni anno, i tortellini sono il must della sera del 24 e le lasagne del 25. Gli amici, quelli di sempre, sono gli invitati e i regali non sono più pensieri comprati a casa ma ben studiati perché conosci quelle persone da tre o quattro anni e ormai sono i fratelli, le sorelle, i cugini non di sangue ma che hai scelto per far parte della tua vita.

E in quattro anni di cose ne ho viste: se il Natale iniziava i primi di Dicembre con le prime luci a Oxford Street e per tutto il centro di Londra, con tanto di spettacolo per il primo giorno dell’accensione delle luci a Carnaby Street e concertino della cantante del momento, rendendolo un evento nazionale quasi, adesso una volta finito Halloween, è Natale. Prima dovevo aspettare i primi giorni di Dicembre per vedere le offerte di Natale in negozi come The Body Shop o le varie profumerie del caso, adesso basta entrare in un qualsiasi negozio per vedere la transizione dalle zucche, costumi, sangue finto e tutto l’ambaradan nero violaceo agli alberi, decorazioni, luci, rosso verde è l’agrifoglio, fa la la la la, la la la! E sì, perché anche la musica cambia, si passa da quello che trasmettono le radio ad un sentore di Jingle Bells, jingle all the way fino all’intera discografia di Michael Bublé!
Ogni anno poi diventa sempre più grande e sfarzoso, a cominciare dalle luci. Sembra ci sia quasi una lotta tra le varie vetrine e le varie città a chi ce l’ha più grosso. Sto parlando dell’albero, ovviamente. E delle luci. Ricordo che il secondo anno a Londra, ogni volta che passavo da Debenhams ad Oxford Street, nevicava. mi ci sono voluti almeno tre giorni per capire da dove venisse quella neve che, stranamente, stava solo in quel preciso punto della città: avevano installato nel palazzo di fronte all’entrata del negozio, due pompe giganti per far si che nevicasse per tutto il periodo. Ecco dove arriva la pazzia dei commercianti londinesi. Credo che se tornassi quest’anno, troverei le stesse pompe ma ancora più grandi e con più neve. Un po’ come quando, entrando da Selfridges ad Agosto, salendo al quarto piano mi sono ritrovata immersa al Polo Nord, e non per l’aria condizionata ma perché sembrava il paese di Babbo Natale. Ad Agosto.
Ora dovete capire che io sono quattro anni, da quando mi sono trasferita, che non scendo nel periodo Natalizio quindi non ho idea di come siamo combinati in Italia e in che tempistiche arrivi lo spirito natalizio in città, ma credo che ad Agosto siamo ancora tutti al mare altro che dreaming of a white Christmas.
Ma parliamo delle tradizioni e di come si svolge il Natale in UK. Inanzitutto esiste il Winter Wonderland: festival natalizio con giostre, mercatini di natale, venditori ambulanti di pretzel, hot dog e cioccolate calde alcoliche e non per adulti e bambini; un vero e proprio villaggio del Natale al centro di Hyde Park, uno dei polmoni della capitale inglese. Un evento a cui ogni persona della città si sente quasi in dovere di vedere per entrare nel christmas mood. C’è anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio ma quelle sono un po’ sparse per il centro, se ne possono trovare altre alla Somerset House, a Canary Wharf, sotto la Torre di Londra e quella più famosa del museo di storia naturale a South Kensington.
Cardiff non è molto lontana dal mood natalizio londinese: un Winter Wonderland molto più piccolo viene installato davanti al museo nazionale, anche qui non mancano le giostre, i venditori ambulanti e la pista di pattinaggio sul ghiaccio. I mercatini invece sono in giro per tutto il centro e sono principalmente lavori artigianali di gente del posto o comunque gallesi. Sempre in centro si potrà ammirare il Santa’s Grotto, tappa obbligatoria per chi ha bambini: Santa Claus sarà pronto ad accogliere le richieste dei vostri figli e avrete anche la possibilità di fare una foto con il Babbo più amato del mondo.
Anche nella capitale gallese non mancano le luci per tutta la città e sono ormai famose le grandi renne dorate che costeggiano le mura del Castello di Cardiff.
Una data da segnare sul calendario, in qualsiasi posto degli UK voi siate, è sicuramente il 15 Dicembre: Xmas Jumper’s Day! Il giorno dei maglioni natalizi; avete presente quando guadate i film o le serie tv e c’è sempre quella puntata natalizia dove i protagonisti hanno quei maglioni assurdi con le lucine o le renne o i biscotti di marzapane? Ecco, non se l’è inventato qualche sceneggiatore, è la realtà. Una volta che il xmas jumper’s day arriva, è la fine, vedrete quei maglioni ovunque a tutte le ore del giorno e della notte: più brutti e ridicoli sono, più ne vanno fieri. Devo ammettere che anch’io ne ho un paio, molto sobri al contrario del mio ragazzo che ne ha una con la renna il cui naso è un pon pon rosso!
Altra cosa che non può mancare è sicuramente fare la ghirlanda in casa, gli inglesi ci tengono molto. Così come tengono, il giorno di Natale che per loro è solo il pranzo di famiglia mica tutto il giorno e la sera prima per la vigilia e poi Santo Stefano con gli avanzi… No, loro festeggiano solo il pranzo di Natale, fanno “scoppiare” i loro christmas crackers, sono deliziati dagli stupidi pensierini che trovano al loro interno e ancora più eccitati dalle coroncine di carta che indossano come se fosse la tiara di rubini della Regina danese e mangiano il loro tacchino manco fosse il Giorno del Ringraziamento americano.
Una sostanziale differenza, oltre ovviamente agli orari dei festeggiamenti che metti caso lo dite ad una nonna italiana, minimo sviene a sapere che la vigilia e Santo Stefano non sono contemplati per stare in famiglia; è la mancanza del presepe. Credo che in quattro anni fuori dall’Italia, quest’anno è la prima volta che ho trovato la capanna con Giuseppe, Maria, Gesù, il bue e l’asinello da John Lewis per la “modicissima” cifra di £60 che, per chi non se ne intende di valute, corrispondono a quasi €70. Pensate a comprare anche i pastorelli, il laghetto, le pecore e compagnia bella; per la cronaca non li hanno però a quel prezzo, io in Italia mi aspetterei un presepe fatto in oro bianco!
Eppure la tradizione italiana, a casa mia, sopravvive – lavoro permettendo. Ed ecco che se sono libera, invito amici e colleghi a festeggiare e fare il cenone della vigilia con me e il mio fidanzato, a passare la notte in pieno stile pigiama party perché, come abbiamo detto prima le città si bloccano a mezzanotte del 24; giocando a carte, guardando il classico Canto di Natale della Diseny e Mamma ho perso l’aereo e andando avanti fino al pranzo del 26 almeno quando ognuno tornerà di nuovo alla routine, pronto a fare gli ultimi sforzi a lavoro per il Capodanno per poi riuscire a respirare a Gennaio quando tutti saranno prosciugati di energie e soldi per uscire e dare il tormento a chi ha solo bisogno di una vacanza lunga sei mesi dopo essersi fatto tutto Dicembre a guardare gli altri festeggiare.

Siciliana di nascita; ex-studentessa di Lingue al Liceo, all'università ho scelto Scienze della Comunicazione. MI sono trasferita all'estero subito dopo la Laurea e, adesso, son quattro anni che sono espatriata, prima a Londra e adesso a Cardiff e finalmente inizio a sentirmi a casa. Amo il sole, il mare, la primavera, i fiori e soprattutto il Natale. Oh, e i biglietti aerei economici, quelli sono DAVVERO, la mia cosa preferita. Sono una sognatrice; mi piace scrivere da sempre: sui banchi di scuola ho cerato le mie storie fantasy migliori che non hanno, e non avranno mai, visto la luce, più perché ho dimenticato dove siano tutte quelle pagine che per altro. Spesso penso che sia nata nel secolo sbagliato; gli anni '90 mi mancano molto a livello di contatto umano ma so che ormai non riuscirei fare a meno della tecnologia. Sono una viaggiatrice; figlia del mio segno zodiacale, il Sagittario, ho bisogno di spiccare il volo e vedere quanta più porzione di mondo mi sia concessa. Mi piace esplorare posti nuovi, perdermi per le strade, assaggiare nuovi sapori, sentire nuovi odori e perché no cercare di carpire parole da lingue a me sconosciute.

23 commenti

  • inviaggiocolbisonte

    Le tradizioni di Natale dei paesi anglofoni e dei paesi nordici mi hanno sempre affascinato. Però quando ho letto delle pompe per sparare la neve dal tetto mi sono cadute le braccia. Assurdo! Ma tutto il resto rimane per me di un fascino incredibile. Però immagino quanto possa essere duro abituarsi ad una nuova realtà quando ci si trasferisce…

    • Lost Wanderer

      Io la prima volta che mi sono accorta fossero pompe ero rimasta a bocca aperta perché non ne capivo il bisogno.
      Abituarsi comporta sacrifici all’inizio, è vero ma poi non ci fai neanche più caso a certe cose.

  • Julia

    Leggendo il tuo articolo mi è venuta voglia di visitare Londra nel periodo natalizio. Non sapevo di questo “blocco della città proprio nei giorni di festa” Ma vedendolo non con gli occhi da turista e quindi come mi sposto , cosa visito, cosa faccio mi piace un sacco!
    Ps: Ricordo anch’io tutti i natali mamma ho perso l’aereo!

    • Lost Wanderer

      Era un must quel film!
      Comunque te lo consiglio vivamente di venire, anche solo a fine Novembre quando le decorazioni e tutto sono già avviati almeno da un mese bello pieno e la magia è nel vivo!

  • Noemi Bengala

    Io non sono lontana come te ma anche io non vado più a casa per Natale da parecchi anni e, ogni volta, mi invento qualcosa pur di passarlo con le persone giuste. È bello che tu sia riuscita a crearti un nucleo di amici che conosci bene ormai e a cui regalare qualcosa ma anche momenti di cuore.

  • M.Claudia

    Leggendo il tuo racconto, mi sono rivista quando ho vissuto in svizzera per quasi 10 anni da sola, l’amarezza dei primi anni quando per motivi di lavoro non potevo rientrare, la solitudine e poi la nascita delle amicizie e del Natale festeggiato in modo divero. Adesso a distanza di 3, quasi 4 anni mi mancano come se avessi lasciato li un pezzo della mia vita

  • Manuela

    Anche io adoro il Natale e cerco di tenere viva quella magia con i miei figli,purtroppo mi scontro con il marito e il suo amore/odio per il Natale,quando ho addobbato.casa per il nostro primo Natale è rimasto sconvolto!!!!

  • VitadiErre

    Con il piede fuori dalla porta di casa tutto cambia, ci si “adatta” ad una nuova vita che magari li per lì non avresti immaginato o voluto ma sei li. Certamente ripensare all’atmosfera natalizia di casa, in Italia, fa venire il magone ma come hai detto tu, le cose cambiano e mi auguro che con il tempo tu sia riuscita a trovare il giusto equilibrio personale per viverlo al meglio!

  • Katarzyna

    A chi lo dici…Io vivo all’estero da circa 9 anni (qui in Italia) e il Natale per me è sempre un periodo sia felice che triste, perché spesso sono lontano dai miei cari, ma non sempre è possibile vederci in ogni momento durante l’anno.
    Viaggio comunque con il pensiero…a volte basta chiudere gli occhi per essere dove vorremmo.

  • sheila

    sono stata a Londra nel periodo natalizio e credo che l’atmosfera incredibile di questa meravigliosa città sia incomparabile e un giorno vorrei trascorrere li di nuovo il natale con la mia famiglia

  • Sabrina Barbante (@SabrinaBarbante)

    guarda, io attendevo il natale persino di più del mio compleanno e il mio primo natale fuori… mamma che nostalgia. E poi, quando te ne vai di nuovo, altra nostalgia. Il primo natale fuori, ho capito che la nostalgia sarebbe stata per sempre compagna del mio cammino. E va bene così.

  • Gia

    Io adoravo il Natale da bambina…ora lo odio. Figli divisi tra me e il padre, parenti, regali da comprare, tante spese….preferisco la normalità.

  • Stefania

    purtroppo non passo il Natale in famiglia da anni ormai. Mi ritrovo sempre io e il mio compagno a festeggiare il nostro Natale. se all’inizio poteva essere triste, ora invece ne stiamo facendo la nostra tradizione. 🙂

    • Lost Wanderer

      Ti capisco perfettamente, sono quattro anni che non passo un Natale in famiglia come ho spiegato nell’articolo però una volta che convivi e hai un gruppo di amici, le tradizioni nascono e diventano sempre di più di anno in anno!

  • Vagabondele

    Alcuni particolari natalizi, sono gli stessi che ho vissuto da bambina: la nonna, i mega pranzi i giochi tutti insieme, poi come dici bene tu la vita va avanti, le cose cambiano, noi cambiamo.. certo mi mancano altri rituali che però grazie a voi ho conosciuto anch’io!

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