L'arte di...

L'arte di… Lesson #1

Immaginate il mare, una spiaggia vuota, magari una leggera brezza. Immaginate le sei del mattino, il sole non scalda ancora l’acqua, la gente si sta appena svegliando o è ancora nel pieno del proprio sonno che verrà interrotto dagli allarmi delle sveglie o magari da una telefonata che farà rimbombare una suoneria per l’intera camera.
Immaginatevi lì, in quel posto, in quel momento.
Soli.
La pace.
Il silenzio.
Immaginate di voler fare mille discorsi e non avere nessuno con cui parlarne.
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Adesso cambiate scenario: siete in un locale, non è troppo pieno, è ancora presto per riempirsi. Il vostro bicchiere però è colmo fino all’orlo e le vostre orecchie vorrebbero chiudersi a riccio pur di non ascoltare più la gente che vi sta attorno parlare. Parlano sempre e solo loro, voi state in silenzio anche quando vorreste dire la vostra, anche quando vorreste urlare che siete lì. Invece no, ascoltate, perché voi siete questo nella compagnia: colui che sente tutti i discorsi ma a cui poi non si chiede davvero una risposta, basta continuare ad annuire e avete fatto il vostro dovere.
Immaginate una vita così, pian piano iniziate a chiudervi completamente e quando piangete, avete quasi paura a fare rumore. Vi sentite male pur di non sentire i vostri stessi singhiozzi perché gli altri, senza accorgersene, vi hanno segregato in un angolo.
In realtà vorreste urlare, vorreste sentirvi ancora una volta ma vi attanaglia un senso di angoscia che vi porta pian piano a isolarvi.
Soli.
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Vi sentite quasi meglio con il silenzio, ne diventate quasi un tutt’uno, lo fate per anni. Quasi quanti sono stati quelli a cui avete detto sì a tutte le volte a quegli amici che adesso non ricordate più che faccia abbiano.
Ecco perché avete deciso che forse era meglio andarsene da quel luogo. Avete dato un ultimo saluto alla spiaggia e proprio lì, avete iniziato a piangere. La vostra non era disperazione, era più… libertà. La costrizione non avrebbe più fatto parte del vostro vocabolario, potevate finalmente tornare a usare la vostra voce. Il mare in cui avete fatto l’ultimo bagno ha lavato via tutte le ferite del vostro cuore.
L’aereo è stato il primo passo da prendere verso una meta migliore. Ed eccovi lì, nel paese della vostra scelta, con voi stessi e una nuova libertà davanti.

L’arte di stare da soli.
 
 

Un monolocale mezzo arredato, pezzi di storia di persona che sono state precedenti lì, è l’interno di questa nuova scena. Tante speranze e sogni riempiranno i cassetti vuoti del comò, pane e fantasia le credenze del cucinino, e fiori porteranno nuovo colore a quelle pareti beige chiaro che non danno alcun aiuto al piccolo nido che si creerà di lì a poco.
Una città grande che accoglie tutti è lo scenario più grande. Milioni di persone, di etnie, colori, sapori, odori, lingue. E poi un’anima, la più importante, che vuole uscire, che vuole venire fuori a tutti i costi, ma come fare?
La solitudine è così bella. E sì, a volte soffoca ma allo stesso tempo conforta e quasi non se ne vuole fare a meno,eppure è un guscio, si sa che è solo un’arma, un muro che sembra invalicabile ma che allo stesso tempo si spaccherà non appena si trova un’altra anima dello stesso colore.
Lì , in quell’incontro che sembra quasi magico, una risata riempie l’aria della strada, anche solo per un secondo, c’è un’emozione nuova: l’imbarazzo. Era davvero un sorriso? Era davvero così rumoroso? O è soltanto la coscienza che a sembrare tutto più lato, più bello?
Le parole escono più serene, si parla veloce quasi col rischio di venire interrotti se non si finisce il discorso in tempo. Invece vi rendete conto che non c’è un cronometro da parte dell’altra anima, anzi. Finalmente ci sono orecchie che ascoltano, non sentono soltanto, non si limitano ai vostri monosillabi, ma ascoltano ogni piccola sillaba che esce dalle labbra e pian piano i colori cambiano. Sono più vivaci, hanno più sfumature, persino quando si ritorna al monolocale, la luce non smette di brillare.
Ci si riprova, giorno dopo giorno. Si cade, ci si rialza. Si cade ancora. Ci sono più anime attorno e poi c’è la vostra.C’è ancora la solitudine ma stavolta si affianca a momenti di compattezza, di unicità con altre anime.
Forse, dico forse, si è persino pronti a piangere di nuovo da soli. Ci si prova e… è un singhiozzo quello? Sono gemiti di dolore o si sta trasformando quasi in felicità? Riuscite davvero a provare tutto quello insieme, e soprattutto state finalmente buttando fuori tutto? Sì, la riposta è solo positiva.
Ci sono ancora momenti in cui vi sentite grigi, in cui non volete sentire nessuno. Sono momenti in cui avete imparato ha dire “no”, a far capire che non volete più ascoltare. Momenti in cui vi siete appropriati dello stare soli e vi siete sentiti in pace con voi stessi. Dopotutto essere e stare soli sono due cose perfettamente diverse. L’avete imparato col tempo.
Prima eravate soli in un mare, adesso volete stare soli nel mare.
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Prendersi del tempo per sé stessi è spesso ciò che fa la differenza. Curarsi, staccare da tutto e tutti. Rigenerarsi. Questo vuol dire stare soli. Non è sbagliato, non è una cosa deprimente. E’ un bisogno primario. E’ il contrario dell’essere soli. E adesso che lo avete scoperto, adesso che è arrivato il tempo, siete pronti a tornare su quella spiaggia, magari alle nove, magari con un po’ di gente attorno, magari a buttarvi a capofitto in una nuova scoperto.

Siciliana di nascita; ex-studentessa di Lingue al Liceo, all'università ho scelto Scienze della Comunicazione. MI sono trasferita all'estero subito dopo la Laurea e, adesso, son quattro anni che sono espatriata, prima a Londra e adesso a Cardiff e finalmente inizio a sentirmi a casa. Amo il sole, il mare, la primavera, i fiori e soprattutto il Natale. Oh, e i biglietti aerei economici, quelli sono DAVVERO, la mia cosa preferita. Sono una sognatrice; mi piace scrivere da sempre: sui banchi di scuola ho cerato le mie storie fantasy migliori che non hanno, e non avranno mai, visto la luce, più perché ho dimenticato dove siano tutte quelle pagine che per altro. Spesso penso che sia nata nel secolo sbagliato; gli anni '90 mi mancano molto a livello di contatto umano ma so che ormai non riuscirei fare a meno della tecnologia. Sono una viaggiatrice; figlia del mio segno zodiacale, il Sagittario, ho bisogno di spiccare il volo e vedere quanta più porzione di mondo mi sia concessa. Mi piace esplorare posti nuovi, perdermi per le strade, assaggiare nuovi sapori, sentire nuovi odori e perché no cercare di carpire parole da lingue a me sconosciute.

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