L'arte di...

L'arte di… Lesson #2

 
Le parole possono essere paragonate al mare. O forse sarebbe meglio il cielo.
La tempesta di emozioni che si scatena dentro di noi, le urla come i tuoni, le frecciatine come i lampi. E poi la pioggia; la delusione e la tristezza.
Inizia a rischiarare pian piano, nuvole come respiri, nuvole che rischiarano ogni volta che siamo sereni finché non spunta il sole, uguale a quelle risate quasi insonorizzate ma che ci sono, illuminano il viso.
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Pugnali o carezze; pugni o abbracci; batoste o baci. Quante cose possiamo dire senza renderci conto di ciò che le parole possono trasmettere in una persona. A volte parliamo senza davvero sapere dove vogliamo andare a parare. Molta, troppa gente dà fiato alla bocca solo per il gusto di farlo. I saccenti, i so tutto io, quelli sono i peggiori perché parlano non per il gusto di farlo ma per il gusto di infastidire la gente.
Avete mai notato come chi si crede intelligente – e per credere intendo che ammette apertamente di esserlo, magari sentendosi superiore agli altri – non ascolta mai gli altri?
Invece prestate attenzione a chi pensa di essere nella media, che non si scopre dottore in qualsiasi facoltà di punto in bianco, dall’oggi al domani, che è umile e calibra sempre le parole quando parla, perché sa già come esprimersi senza troppi giri di parole. Va dritto al punto, senza fronzoli, senza abbellimenti. Parla poco ma ascolta tutto il resto.
Ecco, fra i due, secondo voi, chi è davvero l’intelligente?
 

L’arte di ascoltare.

 
Quando si cresce, si prendono diverse strade. La vita è un bivio continuo e, purtroppo o per fortuna, siamo sempre costretti a scegliere una via o l’altra. C’è chi ha sempre bisogno di parlare, di tutto, di tutti, solo per sentire la propria voce e avere un sottofondo continuo che faccia da colonna sonora alla propria vita e chi invece sente tutti quei lamenti. Sente, ma a volte non ascolta perché anche le orecchie si stancano di chi sembra avere tanto da dire ma in realtà non parla di nulla di davvero meritevole.
Vi chiederete qual è la differenza tra sentire e ascoltare. Si può sentire di tutto, si può sentire tutti ma si ascolta solo quando si è davvero interessati a qualcosa. Fateci caso, quando guardate la televisione e siete nello stesso esatto momento al cellulare, guardando qualche social network, non state ascoltando la televisione, la state sentendo, distrattamente per giunta.
E’ quando alzate lo sguardo dallo schermino del telefono perché qualcosa ha attirato la vostra attenzione che iniziate ad ascoltare.
Lo stesso vale per le persone. Quante volte vi è capitato di fare cenni ad intervalli regolari mentre qualcuno vi parla mentre invece con la mente spaziate ad altro? Ecco, avete avuto la risposta alla domanda sulla sostanziale differenza tra i due verbi.
Ma ritorniamo a quei bivi, a quelle strade a doppia uscita che siamo costretti a prendere in ogni momento. Ecco, un giorno vi svegliate e vi rendete conto che nessuno vi ascolta, vi sentono soltanto e allora preferite il silenzio. In quel momento ne capite l’importanza. In quel momento scoprite che forse è meglio tendere le orecchie a chi ha davvero bisogno.
Si inizia a pensare, visto che nessuno ti ascolta mai, dai almeno la possibilità agli altri di essere ascoltati. Ecco come nasce la scelta di prendere la via del silenzio in quel bivio. E conseguenzialmente quella dell’ascolto.
Al giorno d’oggi ci sono troppe persone che scelgono invece l’altra via, quella del parlare a vanvera. Guardiamo chi sta in televisione, guariamo persino i nostri amici, guardiamoci attorno e vediamo come pochi stiano davvero vivendo nel momento, troppo presi invece da loro stessi e dalle loro belle parole che non porteranno mai a nulla.
Chi ascolta invece, sono le persone che più ti devi tenere stretto perché sono quelli che, una volta che inizieranno a parlare, ti daranno carezze, abbracci, baci; poche tempeste, forse qualche nuvola ma tanti raggi di sole.
Circondatevi di arcobaleni.
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Siciliana di nascita; ex-studentessa di Lingue al Liceo, all'università ho scelto Scienze della Comunicazione. MI sono trasferita all'estero subito dopo la Laurea e, adesso, son quattro anni che sono espatriata, prima a Londra e adesso a Cardiff e finalmente inizio a sentirmi a casa. Amo il sole, il mare, la primavera, i fiori e soprattutto il Natale. Oh, e i biglietti aerei economici, quelli sono DAVVERO, la mia cosa preferita. Sono una sognatrice; mi piace scrivere da sempre: sui banchi di scuola ho cerato le mie storie fantasy migliori che non hanno, e non avranno mai, visto la luce, più perché ho dimenticato dove siano tutte quelle pagine che per altro. Spesso penso che sia nata nel secolo sbagliato; gli anni '90 mi mancano molto a livello di contatto umano ma so che ormai non riuscirei fare a meno della tecnologia. Sono una viaggiatrice; figlia del mio segno zodiacale, il Sagittario, ho bisogno di spiccare il volo e vedere quanta più porzione di mondo mi sia concessa. Mi piace esplorare posti nuovi, perdermi per le strade, assaggiare nuovi sapori, sentire nuovi odori e perché no cercare di carpire parole da lingue a me sconosciute.

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