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Life Abroad

Partire per un lungo viaggio

Il viaggio

Partire non è mai una scelta facile, partiamo da questa premessa. Partire è sacrificio, lacrime, sudore della fronte; mal di pancia, mal di testa; dar di stomaco. È ansia, pensiero, paura. Partire è essenzialmente l’ignoto.

Certo se state andando a farvi una bella vacanza, è decisamente l’opposto: è relax, calma, tranquillità, pace dei sensi interiore per qualche giorno. Ma partire per un viaggio è diverso. Partire senza biglietto di ritorno è come cercare il seno o il coseno di x a cui devi dare un valore in trigonometria. Solo al suono, rabbrividisco: tri-go-no-me-tri-a, quanto può essere brutta una parola e quali incubi si possono risvegliare con solo sei sillabe? Eppure è solo lo studio dei triangoli e degli angoli. È un po’ paragonabile ad un viaggio. Lo studio di sé stessi e dei problemi che si incontreranno lungo la strada e la loro risoluzione ultima o almeno parziale; ma anche la prospettiva, gli angoli dai quali si affronteranno le situazioni.
Partire, senza ritorno. A volte ci si ritrova ad un punto della propria vita dove non si sa più come andare avanti e la possibilità di fare un passo indietro non è contemplata; una situazione di stallo dalla quale non si sa più come uscire se non prendendo una decisione radicale, impulsiva, “di pancia”, facendo le valigie e scappando all’estero.

Cosa lasci

Dopotutto cosa ci si lascia alle spalle? Il lavoro non c’è e se ci fosse sarebbe sottopagato, con orari assurdi e nel quale ci si ammazza per un nulla poiché i pochi soldi guadagnati non permettono una vera e propria indipendenza, men che meno un affitto, bollette, le serate fuori e soldi da poter mettere da parte; ed ecco che nasce lo stereotipo degli italiani mammoni, che non si staccano dalle gonne di mamma e papà; gente che a trentanni e più non si è ancora scollato dalla casa genitoriale perché dove vuole andare senza una sicurezza economica? Al contrario dei nostri coetanei internazionali che, non appena compiuti i diciott’anni, prendono baracca e burattini e si cercano una stanza per loro, alla ricerca di indipendenza e non solo per studio ma anche per iniziare la loro vita da adulti.

Si lascia indietro la macchina, lo scooter, forse? Si vendono, con i soldi racimolati ti sei assicurato un paio di settimane di sopravvivenza nel luogo in cui andrai a vivere e dove dovrai cercare lavoro; dove dovrai reinventarti.
Lasci vestiti, oggetti, ricordi? Ne comprerai nuovi, vivrai nuove esperienze e potrai sempre tornare con la mente ai tempi passati quindi non tutto è perduto.
Lasci gli amici, la famiglia? Ecco, inizia il tasto dolente.

Cosa impari dal primo viaggio

Il primo viaggio vero è proprio è quello che ci separa dalla porta di casa nostra alla nuova destinazione; dalla sicurezza al salto nel vuoto. I volti che ti rincuorano e ti risollevano saranno distanti, un sorriso su Skype non sarà lo stesso di uno presente, davanti a te magari accompagnato da un abbraccio e quanti te ne mancheranno di abbracci, soprattutto i primi tempi.

Gli amici spariranno lentamente anche perché “non vi vedete/sentite più come prima”, “sei cambiato, non ti riconosciamo più”, “ormai sei più inglese che italiano” e così via perché l’elenco è infinito come la gente che si allontanerà. Scoprirai chi sono davvero gli amici e chi no, chi tiene davvero a te anche a chilometri di distanza e si farà una chiacchierata una volta ogni tre mesi con lo stesso spirito di un aperitivo a settimana e chi invece non risponderà più neanche ad un banale “come stai” su messenger perché tanto, che avete più da dirvi?

Scoprirai gli approfittatori, quelli che i primi tempi saranno i tuoi migliori amici mentre stanno prenotando le vacanze proprio nella città in cui vivi tu per scroccarti vitto e alloggio e spariranno subito dopo perché “lavoravi sempre, non hai avuto un attimo per me, ma che amico sei?” Eh, il genere di amico che lavora per pagarsi l’affitto, da mangiare e mettersi qualcosa da parte perché, con i soldi presi, tutte queste cose le puoi fare davvero e non sono un utopia come in Italia.

Ne vale la pena?

Eppure a volte continuerai a pensare che non ne valeva la pena partire, che sono già quattro mesi che non vedi i tuoi, che non è tutto rosa e fiori come ti eri immaginato. Solo lavoro, lavoro, lavoro; la lingua è difficile da apprendere anche se, guardando indietro, sei migliorato nettamente rispetto al primo mese; la vita è cara eppure hai una stanza tutta tua, fai la spesa da solo e a fine mese ti rimangono un paio di centinaio di soldi da mettere da parte o da spendere per te e questo, in Italia, era difficile averlo. Il cibo… no, non inizio neanche, dovrò fare un articolo a parte su questo perché se no non la smetto più, dopotutto ci sono mille spunti per dire che forse era meglio farlo il biglietto di ritorno, che forse bisogna rifare i bagagli e tornare ma poi, guardando da dove si viene, da dove hai iniziato e dove sei adesso, forse forse, così male non è.

Hai imparato lo spirito di sacrificio, il valore di soldi, hai la tua indipendenza.
Quel biglietto senza ritorno, sofferto, consumato di ansie e lacrime, sgorgate subito, sull’aereo non è poi stata la decisione peggiore che si potesse fare, e così sei quasi fiero di essere espatriato e poi il viaggio è solo all’inizio.

Vostra espatriata,

LostWanderer

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Siciliana di nascita; ex-studentessa di Lingue al Liceo, all'università ho scelto Scienze della Comunicazione. MI sono trasferita all'estero subito dopo la Laurea e, adesso, son quattro anni che sono espatriata, prima a Londra e adesso a Cardiff e finalmente inizio a sentirmi a casa. Amo il sole, il mare, la primavera, i fiori e soprattutto il Natale. Oh, e i biglietti aerei economici, quelli sono DAVVERO, la mia cosa preferita. Sono una sognatrice; mi piace scrivere da sempre: sui banchi di scuola ho cerato le mie storie fantasy migliori che non hanno, e non avranno mai, visto la luce, più perché ho dimenticato dove siano tutte quelle pagine che per altro. Spesso penso che sia nata nel secolo sbagliato; gli anni '90 mi mancano molto a livello di contatto umano ma so che ormai non riuscirei fare a meno della tecnologia. Sono una viaggiatrice; figlia del mio segno zodiacale, il Sagittario, ho bisogno di spiccare il volo e vedere quanta più porzione di mondo mi sia concessa. Mi piace esplorare posti nuovi, perdermi per le strade, assaggiare nuovi sapori, sentire nuovi odori e perché no cercare di carpire parole da lingue a me sconosciute.

16 commenti

  • netmassimo

    Complimenti al tuo coraggio! Se io avessi 20 anni di meno probabilmente mi sarei buttato anch’io e avrei fatto questa scelta. In bocca al lupo!

  • Annalisa Artoftraveling

    Penso che tutti almeno una volta nella vita abbiamo pensato alla partenza senza ritorno. Ammiro la tua determinazione, io ancora oggi che ho due figli, ci penso, anche perchè lavorare in Italia è difficile… chissà, intanto faccio viaggi con ritorno.

    • Veronica

      Mai precludersi nulla nella vita! I miei suoceri sono partiti a cinquant’anni per rifarsi una vita a Londra. 🙂

      • Sara Chandana

        Caspita i tuoi suoceri sono esempio da seguire! Grandiosi! Questo post mi emoziona perché lo leggo, per caso, mentre programmo/fantastico riguardo la mia fuga dall’Italia. 🙂
        Sei stata molto molto coraggiosa, ti stimo molto. Un abbraccio forte.

        • Veronica

          Lo credo anche io, hanno mollato tutto per seguire una vita migliore e sicuramente pian piano ce la stanno facendo!!!
          Dove vorresti andare, Sara? Ti faccio il mio più grande in bocca al lupo!

  • Erika Scheggia

    è da anni che penso di espatriare. il mio obiettivo iniziale è sempre stata Londra, poi l’America, adesso l’Australia. Insomma, ad oggi, tutte mete semplicissime da raggiungere!!!! Purtroppo (o per fortuna) non mi sono mai mossa dall’Italia. Non per paura, eh, perché io partirei anche fra due minuti, ma perché sto finalmente cominciando ad ingranare bene col mio lavoro (sono sceneggiatrice) e dover ricominciare da capo, con una nuova lingua, ricreare tutti i contatti, è un delirio solo a pensarci. Un domani, quando sarò più avviata, riprenderò in considerazione la cosa, ma le ossa è meglio che io me le faccia qua.
    Non avrei problemi a partire, lasciare oggetti e persone. Non sono una persona “materiale”, in vacanza non porto mai niente, due vestiti messi in croce e non compro neanche quasi nulla quando sono in viaggio. Vivo di poche cose e di principalmente di emozioni che raccolto guardando luoghi nuovi, conoscendo persone nuove e parlandoci quasi normalmente in una lingua che non è la mia. Il cibo? Anche qua non ho grossi problemi perché mangio poco già di mio e mangio principalmente frutta e verdura. Per il resto vivo al momento, assaggio, provo….Il viaggio per me è proprio una filosofia di vita.

  • francescamilione

    Per un viaggio senza ritorno non si può che augurare il meglio, e che ogni sacrificio sia ripagato. C’è sempre il fascino poi del nuovo mondo e di una nuova vita, un qualcosa che ripaga in termini di mentalità e di esperienze di vita.

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