Vita fuorisede

Vita fuorisede- Pilota

“Ciao, sono Rainbowsplash”

“Ciao RaibowSplash”

“Sono 9 anni che vivo fuorisede”

*APPLAUSI*

Salve, sono RainbowSplash. Forse vi ricorderete di me per i Manuali di sopravvivenza (guide semiserie per imparare a prendere la vita con leggerezza che trovate QUI) o gli articoli a tema beauty della serie “Make-up and Rainbows” che trovate QUI.

Oggi però, inauguro una nuova rubrica, del tutto diversa, che potrebbe ricordarvi vagamente i diari “L’arte di…” che Veronica pubblicava fino a qualche mese fa. Mentre nei Manuali di Sopravvivenza le situazioni sono volutamente esagerate per renderle comiche, qui troverete un resoconto più veritiero di alcuni pezzi della mia vita. Diciamo veri al 90%, perché in fondo sono pur sempre un’autrice, e agli autori piace sempre mistificare un po’ la realtà. Proprio come ai politici.

Vita Fuorisede, dicevamo. Sappiate che ho scritto e riscritto questa Intro mille volte, perché non riuscivo a trovare il tono giusto da darle. 

Pensavo di farlo in maniera comica, per far capire quanto buffa sia la vita di chi vive lontano dalla famiglia e impara ad arrangiarsi un po’ per tutto, a volte fallendo miseramente.

Ho scritto un articolo arrabbiato, perché capita spesso che vengano fatte osservazioni poco carine sulla scelta di andare a vivere lontano da casa come una “scusa per allontanarsi dalla famiglia e fare quello che si vuole”.

Ho provato la via emotiva, per cercare di descrivere i momenti di sconforto e di solitudine che si provano quando il parente più vicino è a 560km da te. E non importa il fatto che tu abbia amici che vivono nella tua stessa strada o nella tua stessa casa. Non è la stessa cosa.

 

Il libro di Jiro Taniguchi che parla del ritorno a casa di un “fuorisede” giapponese

Ma nessuna di queste intro mi convinceva. Fino a che non ho trovato un libro. O meglio, un fumetto. Si tratta di “Al tempo di papà” di Jiro Taniguchi, uno dei più grandi autori del panorama nipponico. Ero decisa a consigliarvelo nei preferiti del mese, ma poi mi sono resa conto che sarebbe stato sprecato parlarvene “solo” come di un libro che avevo letto e mi era piaciuto. Perché si trattava di molto di più.

Partiamo con la trama: il protagonista di “Al tempo di papà” è il classico impiegato giapponese, la cui vita viene sconvolta dalla notizia della morte del padre, che lo costringe a tornare nel suo paese d’origine, che non vedeva da 14 anni. Inizia così per Yoichi un viaggio nei ricordi, dal divorzio dei genitori alla decisione di trasferirsi a Tokyo per andare lontano. La storia è davvero molto toccante, e probabilmente vi ritroverete a piangere ogni due pagine.

Ma la cosa che mi ha più colpito e mi ha spinto a dire “Questa è l’intro perfetta per la mia nuova rubrica” sono le parole di Yo quando parla del suo ritorno al paese. È andato via da Tottori perché non aveva un buon rapporto con suo padre, e ogni volta ha cercato una scusa per non tornarci. Mentre era via, molte cose sono cambiate. Sua sorella si è sposata e ha avuto dei figli, il suo cane è morto. Eppure, quando Yo torna al paese, tutti lo riaccolgono con lo stesso calore, come se nulla fosse cambiato. E lui si sente irrimediabilmente in colpa per questo. 

Non credo che sarei riuscita a descrivere meglio la sensazione del fuorisede quando torna a casa dopo lungo tempo: tutto è cambiato, a parte i sentimenti. La colpa di essersene andati ti assale, ma allo stesso tempo ti rendi conto che hai una vita lontano dal paese e che non potresti mai tornare lì, perché non c’è più nulla per te.

Se potete, vi consiglio di recuperare questo volume, toccherà delle corde davvero profonde.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.