L'arte di...

Prima di partire per un lungo viggio…

porta con te la voglia di non tornare più, così cantava Irene Grandi e mai parole furono più sagge.
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Emigrare in un altro paese è difficile, soprattutto i primi mesi; i primi giorni; i primi minuti. E’ un viaggio che ha inizio nel momento in cui esci da casa tua, quella casa dove hai tutto: ricordi, foto appese ai muri, sogni in un cassetto dimenticato, i tuoi anni migliori fino a quell’attimo e continua in macchina, mentre i tuoi genitori sono nei sedili anteriori, silenziosi perché hanno paura di rovinare quegli ultimi momenti passati insieme con frasi scontate. Si accende la radio per placare quell’imbarazzante tensione che in realtà non è altro che tristezza che si accumula minuto dopo minuto fino a che non si arriva in aeroporto.
Tieni stretta la mano di tua madre, mentalmente le chiedi scusa per tutti i silenzi, le porte sbattute in faccia, i momenti in cui non hai approfittato e le hai fatto compagnia; guardi tuo padre e nello stesso silenzio gli ricordi che anche se non glielo dici mai, se avete avuto screzi negli anni passati, lui resterà sempre il tuo eroe, quello che da bambina credevi un principe ed è e sarà sempre la persona che ti insegnato i valori più importanti della vita, fra tutti il sacrificio.  Ed è questo che sembra il nuovo capitolo della vita che hai scelto: un sacrificio.
Il decollo ti fa paura ma rimani con gli occhi aperti perché vuoi dare un ultimo grande saluto alla tua terra natale. Respiri e ti fai coraggio, ti dici che andrà tutto bene e l’adrenalina inizia a salire, ci credi davvero e l’eccitazione scalpita nelle vene. Finalmente libera, indipendente; finalmente stai andando nella tua terra dei sogni.
L’atterraggio è brusco ma sei ancora così preso dall’euforia che non ti fai abbattere dalle lunghe code che iniziano fin da subito per passare i controlli ed entrare in un altro paese.
Inizi a notare le differenze sin da subito. Tutto è grande, tutto è così organizzato, tutto è così preciso, quasi perfetto, non ti puoi mai immaginare che col tempo inizierai a non sopportare più tutto questo, che sarai impaziente di fare quelle code, che ti sentirai in mezzo ad una massa di robot che camminano verso una vita frenetica sempre uguale nella corsa verso qualcosa che non raggiungeranno mai.
Ma è ancora il primo giorno e tutto è bello, …o forse no?
Una volta uscita, arrivata agli arrivi, vedi facce sconosciute che aspettano qualcuno e ti ricordi che tu, lì, sei sola; per te non c’è nessuno.
Respiri e tiri avanti, cerci il banco informazioni, prendi il treno con i soldi che hai scambiato in Italia e pensi se le cose siano care o meno, cerchi di farti un calcolo mentale ma non hai il tempo che la signorina al banco ti sta parlando e tu cerchi di registrare quante informazioni possibili anche se non capisci molto. Ma l’inglese non era facile? Eppure a scuola prendere buoni voti in quella materia non era mai stato difficile.
Passa una settimana e tu hai passato il tuo tempo a girare la città e cercare una casa, pft, come se ti potessi permettere un appartamento tutto tuo, eh? Ridimensioni i piani con cui eri partita e cerchi una stanza, come ai tempi dell’università peccato che quello che in Italia spendevi come affitto mensile, in Inghilterra diventa un affitto settimanale.
Ti trovi una topaia perché la settimana al B&B è scaduta e quella è l’unica cosa che hai trovato.
Ti affidi alle agenzie di lavoro e finisci per lavorare per italiani che ti sfruttano, ma è ancora tutto bello. La città è bella e hai ancora un po’ di arcobaleno negli occhi che ti fanno sembrare tutto più edulcorati.
Le settimane, il primo mese passa e così iniziano le chiamate su Skype con i tuoi, i pianti una volta chiusa la chiamata perché non ti eri mai accorta di come ti mancassero così tanto.
Gli amici pian piano continuano le loro vite lontani da te e tu non hai tempo per sentirli in ogni caso quindi ti ritrovi sola ed è lì che vuoi tornare. Invece no, sei lì per un motivo e ti rimbocchi le maniche e continui.
Cambi casa, cambi lavoro e ricominci in un loop continuo. Inizi a conoscere nuova gente, ti costruisci il tuo posto in qualcosa di non tuo e inizi a capire che i sacrifici ripagano tutto anche se guardandoti indietro, l’inizio è stato un incubo.
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Come si arriva però a trovare un equilibrio tra tutto?
La pazienza è una virtù che va coltivata. Emigrare in un altro posto ti spingerà a limiti che non credevi neanche possibili ed è qui che capirai davvero chi sei, quanta forza di volontà hai, fino a dove riesci a spingerti per continuare a credere in un sogno.

  • Perseguire l’obiettivo.

Se sei partito, avevi un obiettivo in mente. Seguilo, cerca di fare di tutto per non perderlo di vista anche quando ti sembra che nulla di quello che stai facendo sembra correlato adesso.
I primi sei mesi sono di assestamento, devi conoscere un nuovo territorio, una nuova lingua. Datti tempo e tutto andrà pian piano a posto e riuscirai a seguire il tuo sogno una volta che sei economicamente indipendente e mentalmente più sereno.
Sii vulnerabile, fregatene di quello che pensa la gente. Se non ti rendi vulnerabile, non potrai mai davvero rinascere dalle ceneri. I tempi bui servono a ripartire al meglio a volte.

  • Scopri gli eventi.

Usa i vari siti della città, le pagine Facebook, leggi i giornali locali e scopri quanti più eventi si tengono in zona e frequentano qualcuno per conoscere gente, per fare qualcosa di diverso che sicuramente non hai mai fatto.

  • Esplora e domanda.

I primi giorni hai così tanto tempo a startene con le mani in mano che non potresti sfruttare meglio questi momenti se non per esplorare la città in cui hai deciso di ricominciare. Perditi, segui l’istinto, segnati dei punti di riferimento come un negozio, un monumento, cose stupide ma che rivedendole ti daranno un senso di orientamento. E domanda se non sai più come tornare; parla con gli sconosciuti, chiedi quante più cose possibili, mettiti in gioco anche se credi di non saper parlare o non poter capire le risposte. E sorridi, non sai dove potrebbe portarti quella curva sul viso a volte e non sai mai che rallegri la giornata grigia di qualcuno proprio con il tuo sorriso.
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La cosa più importante è darsi tempo. Abbattersi e tornare non serve a nulla, darsi invece tempo di adattarsi, di fare i propri sbagli, di rimettersi in piedi e capire se la scelta darà davvero i suoi frutti, sarà molto meglio che mollare tutto.
Si dice che per vedere davvero dei progressi, bisogna aspettare almeno sei mesi e, nella mia esperienza, p stato così. Io devo ammettere che ho avuto anche un aiuto molto importante, dopo quattro mesi che ero arrivata, ho conosciuto la mia anima gemella e grazie a lui e alla nostra coppia, sono riuscita ad affrontare ostacoli che credevo insormontabili ma so di molti amici che, anche da soli, si sono districati nella giungla di questa terra straniera e a cui tutto è andato benissimo alla fine del primo periodo di adattamento.
In più non abbiate paura di sbagliare a parlare. Scoprirete che molte più persone di quante immaginiate sono partite senza saper spicciare una parola inglese eppure ce l’hanno fatte Rimboccatevi le maniche e iscrivetevi ad un corso o magari leggete quanto più possibile il giornale locale, imparate nuovi vocaboli giorno per giorno, sforzatevi di guardare serie e film in inglese così che il vostro orecchio si abitui alla lingua e buttatevi, parlate quanto più possibile anche se avete paura di sbagliare la grammatica perché, vedrete, a volte sono gli stessi nativi a sbagliare a coniugare i verbi o non saper fare lo spelling delle proprie parole.
State tranquilli che più vi applicherete, più sarete bravi. Datevi almeno un anno per vedere qualche evidente miglioramento e, anche se difficile, cercate di avere meno contatti possibili con i vostri connazionali all’inizio o sarà più difficile imparare la lingua.

Adesso, dopo tre anni lontana dall’Italia, sono quella che risponde alle domande di coloro che vogliono provare un’esperienza all’estero. Cosa che consiglio a tutti, anche se si trattasse di un solo anno perché il viaggio in sé è già una scoperta di sé stessi che non si credeva possibile.
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A parte questo, se si volesse rimanere per più tempo, ci sono anche un sacco di questioni burocratiche di cui tener conto. Ad esempio quando ero partita io, mi avevano detto che avrei avuto bisogno di due documenti con foto per poter entrare in Inghilterra e lo stesso per poter aprire un conto bancario cosa che, una volta lì, si è rivelata infondata visto che con il passaporto puoi fare tutto.
Il passaporto è fondamentale qui, perché la nostra carta d’identità è qualcosa di sconosciuto ai più qui. La patente è un ottimo sostitutivo e potete richiedere una patente inglese qualora volesse rimanere qui più a lungo. Basta riempire un modulo della DVLA e aspettare un paio di settimane e vi verrà rispedita la patente inglese.
Altra cosa importante per lavorare è il NIN (National Insurance Number) che alto non è che il numero di previdenza sociale, senza quello, nessuno vi farà lavorare. E’ piuttosto facile ottenerlo: prendete appuntamento al job centre più vicino alla zona in cui abitate e vi spediranno una lettera con tutti i documenti da portare (se non ricordo male: passaporto, contratto di casa – che loro chiamano anche ‘prova di residenza’ – e ricordatevi del giorno in cui siete arrivati in UK) e dopodiché, parlerete con una persona che vi farà qualche domanda e con la quale non si dovrebbe avere nessun problema e che vi dirà di aspettare un paio di settimane prima di ricevere il vostro NIN e il gioco è fatto, adesso potete pensare al conto bancario, altra cosa fondamentale per il lavoro.
Dimenticare postepay o paypal, i datori di lavoro ricercano solo conti bancari inglesi. Le banche dove è più facile aprire un conto e ottenere così una carta di credito – o spesso una carta di debito – sono la Barclays e la Lloyds, anche qui, prendete appuntamento, portate tutti i documenti, fate il colloquio e in cinque giorni avrete la vostra carta.
Adesso siete pronti a lavorare ma… come trovi lavoro? Diffidate delle agenzie italiane (anche se io sono passata da loro per il primo lavoro ma non lo raccomando a nessuno), affidatevi invece a siti come gumtree, indeed, caterer, cv library e tanti altri. Se invece avete bisogno di un posto dove stare, gumtree è valido ugualmente o potete trovare molto su spareroom, zoopla, onthemarket e altri ancora.
Più il tempo passa, più arriva l’esigenza del cercare il dottore, basta andare online cercare sul sito dell’NHS quello più vicino a te, passare dalla clinica e compilare i moduli, portare una prova di indirizzo e un documento con sé e in due settimane si ha la conferma di essere iscritti a quella clinica dove lavorano dai tre ai sette dottori, ogni volta potrebbe cambiare persona che ti visita ma qui non è come da noi che hai un dottore che ti porti dietro per la vita.
Ricordarsi poi di cambiare tutti gli indirizzi è sempre un’impresa quando si cambia casa ma va fatto per non andare incontro a problemi futuri.
Tutti questi sono riti di passaggio che vi fanno entrare nell’età adulta. Dopotutto nella vostra città natale ci sono sempre i vostri genitori a cui chiedere aiuto con tutta la burocrazia ma qui siete voi e le vostre forze.
A volte mi manca l’Italia, non lo nego. Sarebbe tutto più semplice, più veloce da apprendere perché non dovrei applicarmi a cercare termini specifici che non conosco; e poi mi manca il sole, il mare, il buon cibo, gli odori della cucina di mamma, uscire di casa e incontrare gente che conosco eppure questo mi ha spinta ad andarmene da Londra e cercare una città che mi desse più vicinanza con queste cose. Mi sono trasferita così in Galles da sei mesi e sono più felice e meno stressata, perché diciamocelo, Londra è bellissima se sei un turista, ma viverla è tutt’altro che una passeggiata e poi, ricordatevi sempre che solo perché siete atterrati in una città e avete fatto passi da giganti in essa, non vuol dire che non potete ricominciare da capo da un’altra parte e sentirvi finalmente meglio e più vicini allo stile di casa vostra anche se a molti chilometri di distanza da casa vostra perché casa, sarà sempre un po’ dove c’è la vostra famiglia.
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Adesso per me casa è sia la Sicilia come il posto in cui sto con il mio fidanzato, perché casa non è un luogo ma spesso, è una persona.
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Be adventurous, la vostra Lost Wanderer.

Rubrica “Guide di Viaggio”
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Siciliana di nascita; ex-studentessa di Lingue al Liceo, all'università ho scelto Scienze della Comunicazione. MI sono trasferita all'estero subito dopo la Laurea e, adesso, son quattro anni che sono espatriata, prima a Londra e adesso a Cardiff e finalmente inizio a sentirmi a casa. Amo il sole, il mare, la primavera, i fiori e soprattutto il Natale. Oh, e i biglietti aerei economici, quelli sono DAVVERO, la mia cosa preferita. Sono una sognatrice; mi piace scrivere da sempre: sui banchi di scuola ho cerato le mie storie fantasy migliori che non hanno, e non avranno mai, visto la luce, più perché ho dimenticato dove siano tutte quelle pagine che per altro. Spesso penso che sia nata nel secolo sbagliato; gli anni '90 mi mancano molto a livello di contatto umano ma so che ormai non riuscirei fare a meno della tecnologia. Sono una viaggiatrice; figlia del mio segno zodiacale, il Sagittario, ho bisogno di spiccare il volo e vedere quanta più porzione di mondo mi sia concessa. Mi piace esplorare posti nuovi, perdermi per le strade, assaggiare nuovi sapori, sentire nuovi odori e perché no cercare di carpire parole da lingue a me sconosciute.

6 commenti

  • MARTINA BRESSAN

    Ciao Veronica, complimenti perchè è sempre un piacere leggere i tuoi articoli informativi su come trasferirsi o sopravvivere all’estero. Ricordo di aver letto con interesse i tuoi articoli sulla sanità in UK e su come trovare lavoro. Ti confesso che ogni tanto ti leggo anche con un po’ di invidia (positiva) perchè anche a me sarebbe davvero piaciuto vivere all’estero, e fare un’esperienza DI VITA che ti fortifica come la tua. Complimenti.

    • Veronica

      Secondo me non é mai troppo tardi per farlo, non importa l’età che si ha, quindi magari, non demordere. Chissà che finirai all’estero, anche solo per tre mesi e per il gusto dell’esperienza!

  • Cinzia

    Non aver fatto un’esperienza all’estero è uno dei miei più grandi rimpianti. Potevo (e ripeto, DOVEVO) farlo quando ero più giovane, finita la scuola magari. Ma non l’ho fatto e non me lo perdonerò mai.
    Da un po’ di giorni a questa parte sto dicendo a mio marito “andiamo via, anche solo per 6 mesi” ma poi, lo avrei davvero il coraggio?

    • Veronica

      Spesso l’età è una cosa relativa, soprattutto quando si vuole cambiar vita. Pensa che i miei suoceri hanno preso tutto e si sono trasferiti a Londra che avevano quasi cinquant’anni e se la passano molto meglio che in Italia. Lavorano ugualmente ma guadagnano di più e hanno iniziato a viaggiare adesso. Ti dico solo, fallo! Scoprirai una parte di te sconosciuta probabilmente.

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