Vita fuorisede

Vita Fuorisede- Legami

Visto che questo mese si festeggia San Valentino, la festa degli innamorati, ho deciso di dedicare il mio “vita fuorisede” al tema degli affetti e dei legami. Perché l’amore non è solo quello della coppia, ma ne esistono tanti tipi, e sono tutti ugualmente importanti e necessari nelle nostre vite.

Sono sul marciapiede, in attesa che qualche anima pia mi faccia attraversare sulle strisce pedonali. A fermarsi è un furgone bianco di GLS, e alla guida c’è il corriere che praticamente ogni settimana si ferma a casa mia a lasciarmi un pacco. Lui si affaccia, mi fa segno di passare e mi saluta con un sorrisone. E mentre attraverso, mi metto a riflettere. La mia famiglia non vive con me a Roma, ma qui ho creato una rete di amicizie e di contatti che è una sorta di seconda famiglia. Quando vivi da sola anche solo il fatto che il cassiere ti chieda “come va?” può cambiarti la giornata. Si creano tanti piccoli legami, che passano anche solo dai saluti di circostanza. 

La cassiera del supermercato sa come mi chiamo, sa che lavoro qui ma sono di origini pugliesi (lei è di Lecce, quindi ci capiamo al volo) e sa sempre che non deve darmi una busta, perché ho la mia di tela. Quando entro nel supermercato e c’è lei, mi urla “WE, PUGLIA” da un lato all’altro del negozio, e io ricambio con un sorriso e un “WE, LECCE!” (Il “ we” va letto come “ue”, non ha nulla a che fare con il “noi” in inglese ed è un modo per chiamare qualcuno, nota del traduttore pugliese).

La mia edicolante di fiducia mi mette da parte le nuove uscite di fumetti appena arrivano, perché sa che le compro praticamente tutte. E, quando non trovo qualcosa, sa sempre cosa sto cercando, dando vita a scene del tipo “Dylan Dog è lì, in alto a sinistra”. Una volta mi sono presentata in edicola, in pieno inverno, con occhiali da sole, il cappello calato fino agli occhi e la sciarpa tirata su fino al naso. Non mi aveva riconosciuta e mi ha dato del lei. Ne abbiamo riso per un bel po’.

Ho un amico che definire amico è riduttivo, visto il legame che abbiamo. Un amico che una volta aveva dei parenti dalla Colombia in visita, ed è venuto a lasciarmi delle caramelle colombiane al caffè nella cassetta della posta perché potessi assaggiarle.

Legami. Piccoli, sottili. Cose a cui nessuno darebbe peso, ma che pesano eccome, per chi ogni notte si trova a dormire da solo. Ognuno di questi legami è come il filo di una corda. Preso da solo, sembra insignificante. Ma se li vedi tutti insieme sono una corda robusta, e puoi farci un bel nodo. Un nodo che ti tiene legato ad un posto, e che ti aiuta a costruirci un’identità.

Quando vai a vivere lontano dagli affetti con cui sei cresciuto, una delle sensazioni più dolorose che tu possa provare è il fatto di non appartenere al posto dove vivi ora, e la paura di non appartenerci mai. Inconsciamente, hai paura che la gente per strada ti riconosca come impostore, e ti chieda “cosa ci fai qui? Tu non sei uno di noi”. Sembra assurdo? Paranoico? Esagerato? Probabilmente un po’ lo è, ma tutti noi fuorisede abbiamo provato questa sensazione, sentendoci sradicati dal posto in cui appartenevamo. 

Poi, un saluto per strada. Un commesso che si ricorda di te e ti riconosce come cliente fisso del suo negozio. Degli amici con cui festeggiare il tuo compleanno. Magari un partner con cui condividere un progetto di vita insieme. E pian piano si forma quella corda. Non è un cappio, non ti stritola e non ti fa male. È un po’ come la corda di sicurezza nel bungee jumping: sai che è lì per te, e ti permette di goderti appieno quell’esperienza. Senza quella corda, saresti morto. Ma quella corda ti sostiene e ti fa godere il panorama.

Nel momento in cui scrivo questo pezzo, sono entrata da poco nel mio decimo anno da romana. Tra appena nove anni, avrò vissuto per più tempo a Roma che nella mia città natale. La mia corda è robusta, fatta di tantissimi fili. Ogni legame,ogni affetto, ogni sorriso, ogni grazie fanno parte della mia corda. So che se un domani dovessi trasferirmi da un’altra parte ne creerei un’altra. Forse avrei meno paura di quella che ho provato trasferendomi la prima volta, forse no.

Per concludere questa serie di ricordi e di ringraziamenti alle persone che fanno parte della mia vita, una riflessione per voi.

Non sapete quanto siete importanti nelle vite altrui. Sapete di essere importanti per i vostri amici, parenti e amori. Ma per i vostri colleghi? Per i vostri clienti? Per le persone con cui scambiate due chiacchiere ogni giorno prendendo lo stesso autobus? Magari per quelle persone siete un filo della loro corda di sicurezza. Magari un vostro sorriso può rasserenare la giornata di qualcuno che non credete di conoscere poi così bene. Siate dei fili resistenti per chi vi sta intorno. Irradiate positività e good vibes.

40 commenti

  • anna

    anche a m e è capitata l’occasione di spostarmi dalla mia città, non per lavoro…….. da Genova a Roma….. sono rimasta ….non mi sono sentita di abbandonare i miei genitori e le mie amicizie….

  • Cristina Giordano

    Ciao oltre a sentirti fuori posto e luogo in una terra lontana, questo può capitare nella tua stessa città come non avere il tuo salumiere di fiducia ecc, nessuno ti riconosce

  • raffigarofalo

    22 anni fa ho lasciato la mia città per trasferirmi a 40 chilometri. Lo so che non è molto distante, ma sono passata dalla grande città ad un paesino minuscolo. Oggi la mia casa è qui. Ma anche dove ho abitato per tanti anni. E hai ragione: casa è dove riesci a tessere quei piccoli fili con gli altri. A partire da un sorriso…

  • Katrin PoeMg

    Grazie per aver condiviso la tua esperienza, spessp ci soffermiamo sui bisogni degli altri trascurando noi stessi, dovremo prenderci del tempo per noi stessi, cambiare ambiente può essere un atto d’amore verso noi stessi.

  • sawwa93

    Molto bello l’articolo io vivo nel paese dove sono nata ma ho un fratello che per studo e poi per lavoro si è trasferito a Milano ma ha mantenuto amicizie nel paese dove siamo nati, cosa che io con le persone che venivano a scuola con me non è successo.

  • Nicoletta C.

    Queste piccole e grandi attenzioni sono momenti preziosi, sia per chi vive nel luogo in cui è nato, ma ancora di più per chi come te si è trasferito! Ma… le caramelle colombiane com’erano??

  • Julia

    Io non vivo fuori sede ma avendo spesso abitudini consolidate mi trovo a salutare la cassiera del supermercato di fiducia. Mi ha fatto sorridere e piacere vedere che tutte queste persone si ricordino sempre di te

  • Isabella

    Sono nata e ho vissuto molto tempo all’estero, ho cambito spesso anche città in italia. E avendo una relazione a distanza so che presto o tardi mi aspetta un altro trasloco. Quindi il tuo racconto mi ha molto coinvolto, portandomi alla memoria volti e situazioni che pensavo aver dimenticato

  • Sheila S

    ho vissuto per alcuni mesi all’estero e hai ragione è bello quando si lega con altre persone italiane che mai avremmo conosciuto in altre occasioni e che ci fanno amare ancora di più casa nostra

  • lisatrevaligie

    Io solo una volta, e proprio per amore, ho provato a trasferirmi al nord, a Novara. Dal mare di Gaeta alla nebbia della pianura. Sono durata una settimana, anche perché le persone erano molto ostili. Sono tornata a casa con le mie valigie, promettendomi di non lasciare mai più la mia terra, se non per andare in giro ad esplorare il mondo. Ma tornare, sempre.

  • maraoya21

    Beh in effetti capisco cosa intendi..io vivo nella mia città di nascita, Roma. Mia sorella invece vive a Zurigo da oltre venti anni ed alcuni legami che ha con la nostra terra sono davvero indissolubili e non si tratta solo di quelli affettivi legati alle persone

  • Helene

    Che bello questo articolo… sai che anche a me capita talvolta di soffermarmi a pensare a quei piccoli legami che talvolta ignoriamo o sottovalutiamo. Se invece prestassimo un po’ più di attenzione ci accorgeremo che possono essere più importanti di altri a cui diamo più spazio. Io ultimamente ho allacciato delle amicizie che si sono rivelate ben presto fondamentali nella mia vita.

  • augusta

    Non appartenere al posto dove vivi è sempre un po’ strano. C’è poi chi ritorna a casa dopo mezza vita, e scopre di non appartenere più nemmeno al posto da dove viene… o di non sapere più parlare il proprio dialetto (penso a mia suocera).

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